impresaSOCIALE

La cooperazione sociale è la prima forma giuridica di imprenditoria sociale nata a livello internazionale con la legge 381 del 1991. L’affermazione imprenditoriale della cooperazione sociale ha ampliato e legittimato il dibattito culturale, scientifico e politico sull’impresa sociale.

Vere imprese, realmente sociali, che coniugano la funzione di solidarietà sociale con le caratteristiche che vengono richieste a un’impresa in termini di efficienza, trasparenza, affidabilità economico-finanziaria: è questo un risultato cui si è arrivati soprattutto rielaborando l’esperienza della cooperazione sociale, prima ed originale forma compiuta di impresa sociale. Un modello che negli anni ’90 è stato prima studiato dalle Università europee, poi  guardato come un modello da altri paesi, Francia e Portogallo ad esempio, che lo hanno introdotto  nella loro legislazione.

Con il decreto legislativo 155 del 2006, l’impresa sociale è stata introdotta nell’ordinamento italiano come una una qualifica che può essere acquisita dagli enti del libro I del Codice Civile (associazioni riconosciute e non riconosciute, fondazioni) e da quelli del libro V (società di persone, società di capitali e cooperative) che esercitano in via stabile e principale un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale.

Alla disciplina sull’impresa sociale stanno facendo riferimento alcuni progetti innovativi che vedono la loro ideazione all’interno di cooperative sociali e loro consorzi che decidono di usare un veicolo imprenditoriale diverso considerato che le cooperative sociali possono operare sono nel campo dei servizi socio sanitari ed educativi e poi nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Infatti, i settori previsti per le imprese sociali  sono più ampi e comprendono ad esempio il settore della sanità, della cultura, della tutela dell’ambiente, del turismo sociale etc.

In merito alla costituzione di imprese sociali ed alla trasformazione di organizzazioni già esistenti che intendano acquisire la qualifica, l’iter si è completato nel 2008 con i decreti dei ministeri competenti che individuano gli atti da depositare e le procedure di costituzione e, altresì, la strutturazione dell’apposita sezione del registro delle imprese presso le Camere di Commercio.

Le cooperative sociali ed i loro consorzi possono acquisire la qualifica prevedendo nello statuto la redazione del bilancio sociale e le modalità di coinvolgimento di lavoratori ed utenti. Inoltre, ad esse le disposizioni della disciplina sull’impresa sociale si applicheranno, comunque, nel rispetto della normativa specifica delle cooperative.

Assenza dello scopo di lucro

È prevista l’assenza dello scopo di lucro soggettivo, da prevedersi statutariamente, attraverso l’obbligo di destinazione di utili e avanzi di gestione allo svolgimento dell'attività statutaria o ad incremento del patrimonio. E’, pertanto, vietata sia la distribuzione diretta di utili e avanzi di gestione, nonché fondi e riserve in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori, sia quella indiretta.

Il coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività

Le previsioni relative al coinvolgimento di lavoratori e destinatari delle attività (art. 12) stabiliscono che nei regolamenti aziendali o negli atti costitutivi, ovvero nello statuto, devono essere previste forme di partecipazione, quali ad esempio procedure di informazione e consultazione, quantomeno in relazione alle questioni che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro o sulla qualità dei beni e servizi prodotti o scambiati.

Il bilancio sociale per la misurazione dell’impatto generato

Le imprese sociali per rappresentare l'osservanza delle finalità sociali, devono redigere e depositare al registro delle imprese il bilancio sociale, secondo linee guida adottate con decreto 24 gennaio 2008 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il bilancio sociale è mirato alla valutazione - utilizzando specifici indicatori qualitativi e quantitativi - dei risultati conseguiti ed in particolare dell’impatto sul tessuto sociale di riferimento dei principali interventi realizzati o conclusi nell’anno.  In particolare è prevista un’introduzione sulla metodologia adottata per la redazione del bilancio sociale e 5 sezioni contenenti: le informazioni generali sull'ente e sugli amministratori; sulla struttura, il governo e l’amministrazione dell'ente, anche in relazione alla costruzione di una mappa degli stakeholders; sugli obiettivi e le attività poste in essere; sull’esame della situazione finanziaria.

Il decreto 24 gennaio 2008 disciplina anche, per alcuni aspetti, il procedimento di formazione del bilancio sociale definendo anche gli obblighi minimi relativi al processo che lo ha generato. Infatti, il decreto prevede che sia il risultato del coinvolgimento dei beneficiari, diretti e indiretti, delle attività.

La revisione della legge sull’impresa sociale

La revisione della disciplina sull’impresa sociale è stata avviata dal Governo Renzi con la legge delega approvata il 25 maggio 2016 che complessivamente mira a riformare anche le norme che regolano il Terzo Settore e il Servizio Civile. Sull’impresa sociale la proposta mira ad allargare i settori di utilità sociale oggi previsti (includendo anche quelli del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all'inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell'alloggio sociale e dell'erogazione del microcredito) ed eliminare una serie di previsioni che hanno limitato l’accesso alla qualifica quali, in particolare, il totale divieto di distribuzione degli utili ai soci, la completa impossibilità per soci profit, anche finanziatori, ed enti pubblici di nominare componenti dell’organo gestionale, l’assenza di incentivi fiscali.

La legge propone di riconoscere misure agevolative che favoriscano gli investitori che finanziano le imprese sociali, sul modello delle start-up innovative a vocazione sociale, di introdurre la possibilità di assegnare alle imprese sociali immobili pubblici inutilizzati, anche al fine di valorizzare in modo adeguato beni culturali e ambientali, e beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata e la creazione di un fondo rotativo destinato a finanziare a condizioni agevolate gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali.

Il governo ha un anno di tempo per i decreti legislativi delegati che daranno attuazione alla riforma.

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