Stefano Granata è il nuovo Presidente di Confcooperative Federsolidarietà

Stefano Granata è il nuovo Presidente di Confcooperative Federsolidarietà

Stefano Granata è il nuovo Presidente di Confcooperative Federsolidarietà

Un'assemblea di 500 delegati da tutta Italia ha eletto oggi gli organi della federazione.

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Stefano Granata è il nuovo presidente di Confcooperative Federsolidarietà eletto all'unanimità dall'assemblea. Ecco il servizio di Vita sulla nostra assemblea.

Governo «Spesa per autosufficienza cresce del 21% in 10 anni, ma non basta. Pronti a collaborare con il governo per migliorare servizi a parità di spesa.

Stop ai lavoratori fantasma: 1 milione di badanti a nero»

 

«L’Italia invecchia e invecchierà sempre di più. La domanda di servizi cresce inarrestabile e continuerà a farlo negli anni a venire, la spesa per l’autosufficienza è aumentata del 21% in 10 anni, non basta. È evidente che occorre ottimizzare l’organizzazione dei servizi a parità di spesa. Pronti al dialogo con il governo. Stop alle badanti a nero: un esercito da 1 milione di persone». È la richiesta che lancia al governo Stefano Granata, subentra a Giuseppe Guerini ed è il neo presidente di Confcooperative Federsolidarietà che associa 6.245 cooperative sociali che danno lavoro a 229.000 persone, fatturano 7,2 miliardi di euro ed erogano servizi di welfare a 5 milioni di persone tra minori, anziani, disabili e inserimento lavorativo.

 

Spesa dei Comuni per i servizi sociali: +20,7% in 10 anni ma non basta: Nel 2015 la spesa dei Comuni per i servizi sociali è stata di circa 7 miliardi di euro, lo 0,42% del Pil nazionale. Dal 2013 al 2015 la spesa media annuale nazionale procapite è rimasta invariata a 114 euro. Al Sud, invece, è decisamente inferiore rispetto al resto d'Italia: da 50 euro pro-capite si passa a valori superiori a 100 euro annui in tutte le altre ripartizioni, con un massimo di 166 euro per il Nord-Est. Negli ultimi 10 anni la spesa è aumentata del 20,7% più risorse alle famiglie con figli e disabilità, meno per gli anziani. (fonte Istat dicembre 2017)

 

Assistenza domiciliare solo per 370.000 over 65, ad averne bisogno sono 3 milioni: Solo 370.000 degli over 65enni, a fronte di circa 3 milioni che ne avrebbero bisogno, godono dell’assistenza domiciliare: in Italia solo il 2,7% degli anziani, contro il 20% di media dei Paesi del Nord Europa. I dati di scenario evidenziano come l’Italia sia un Paese sempre più anziano, con una vita media che entro il 2065 sarà di 86,1 anni per gli uomini e 90,2 anni per le donne. (fonte Istat aprile 2017)

 

Più di una famiglia su dieci ha almeno un componente con limitazioni funzionali: Generalmente la famiglia è la principale se non l’unica risorsa sulla quale possono contare le persone con limitazioni funzionali. È pari all’11,4% la quota di famiglie che hanno almeno una persona con limitazioni funzionali. Nella maggioranza dei casi (53,8%) c’è almeno un componente della famiglia che può farsi carico delle persone con difficoltà funzionali. Il 46,2% di queste famiglie è invece composto esclusivamente da persone con limitazioni funzionali, che vivono sole (40%) o con altre persone con limitazioni funzionali (6,2%). Rispetto al potenziale bacino di utenza, appare rilevante che meno del 20% delle famiglie con almeno una persona con limitazioni funzionali abbia usufruito di servizi

pubblici a domicilio. La carenza assistenziale non è colmata neppure dai servizi domiciliari a pagamento: sono comunque oltre il 70% le famiglie che non usufruiscono di alcun tipo di assistenza domiciliare, né privata né pubblica. «In questo campo – dice Granata – è allarmante la cifra dei lavoratori fantasma: 1 milione di badanti a nero. Rappresenteranno una ciambella di salvataggio per le famiglie in difficoltà, ma è una piaga sociale ed economica da sanare».

 

Innovazione ed impresa sociale: Agricoltura sociale, housing sociale, sviluppo locale, recupero e gestione dei beni comuni sono solo alcune delle recenti attività sulle quali la cooperazione sociale si è concentrata, anche in modo molto innovativo. Sono queste attività che comportano anche una relazione diversa con la pubblica amministrazione e sono degli esempi concreti che intercettano nuovi bisogni delle nostre comunità. Al contempo queste attività sono anche elementi attrattivi per i giovani che voglio avvicinarsi al nostro mondo. In tal senso la nuova qualifica di impresa sociale, sia per la cooperazione sociale che per altre forme d’impresa, recentemente varata e che richiede ancora qualche affinamento, può essere uno strumento importante per i giovani e per gli stessi cooperatori sociali.

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